Quante volte l’hai sentito predicare o affermare da bocche più o meno autorevoli.
È rassicurante, ma infondato.
Ci sono cose che non sono state mai spiegate della Bibbia e la Bibbia non le spiega. In altri casi puoi trovare concetti che la Bibbia afferma e che non spiega in altri punti.
Quando capita di imbattersi in una tematica inspiegata o poco chiara si fa riferimento, per riuscire a spiegare l’inspiegabile, alle scienze naturali, alle scienze umanistiche, a costrutti teologici.
Si è fatto ricorso alla filosofia per spiegare la sostanza di Dio (concetto di consustanzialità e trinità).
Si è fatto ricorso spesso alla Storia e all’Archeologia per confermare l’evento delle mura di Gerico, della torre di Babele e dell’arca di Noè e solo quando non sono stati ottenuti i risultati sperati si è fatto ricorso alla fede.
Ancor peggio, in alcuni casi si fa riferimento a passi biblici decontestualizzati e strumentalizzati per confermare quello che crediamo di aver capito e conferirgli autorevolezza.
Questo non ha l’aria di sembrare una metodologia onesta.
Il limite non è della Bibbia, essa non sostiene in nessun punto di spiegarsi da sola, il limite è di chi non ammette (e non accetta) di non capirla.
Sentire la necessità di dover a tutti i costi giustificare razionalmente ciò che non si capisce della Bibbia, se pure con la Bibbia, è uno scricchiolio della propria fede.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri